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Se lEuropa, con i suoi fondi per lolivicoltura, non può essere più daiuto ai produttori come paventano gli operatori e le forze politiche delle regioni del Sud, in particolare della Puglia, allora occorre rimboccarsi le maniche e pensare ad unalternativa. Lo ha fatto la Cia che nei giorni scorsi ha organizzato a Fasano il convegno Olivo superintensivo, una alternativa alla olivicoltura tradizionale.
Preparato insieme allUniversità di Bari, al Consorzio Salentino Olivicoltori (CSO) e allOrdine dei Dottori Agronomi della provincia di Brindisi, levento ha avuto un grande successo poiché dalle relazioni è stato posto in evidenza come sia possibile oggi impiantare oliveti superintensivi che consentono di dare un notevole reddito agli olivicoltori facendo anche a meno degli aiuti comunitari.
Come hanno spiegato i Professori Angelo Godini e Francesco Bellomo della Facoltà di Agraria dellUniversità di Bari, con sesti di impianto molto fitti e utilizzando la vendemmiatrice meccanica - simile a quella per la raccolta meccanica delle uve da vino, è possibile cambiare il volto dellolivicoltura producendo olio di altissima qualità e riducendo notevolmente i costi. Alcuni impianti sperimentali sono presenti già in Puglia e alcune migliaia di ettari sono stati già impiantati in paesi come gli USA, lArgentina e la Tunisia.
Il Vice Presidente Vicario della CIA Puglia Donato Petruzzi ha posto in evidenza la validità della sperimentazione e della ricerca nel campo olivicolo e ha sottolineato altresì come esista però una difficoltà oggettiva in quanto le normative nazionali e comunitarie di fatto bloccano e ingessano lo sviluppo dellolivicoltura. Peraltro la nuova OCM non ci aiuta molto in questa direzione. Infatti esistono oggi difficoltà burocratiche per impiantare nuovi oliveti da olio e esiste da sempre limpossibilità di estirpare i vecchi oliveti se non a condizioni molto particolari.

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