Anno 4 n. 67 - 18 Marzo 2004

PER UN FUTURO PIÙ RICCO
Coltura superintensiva per la produzione pugliese

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Se l’Europa, con i suoi fondi per l’olivicoltura, non può essere più d’aiuto ai produttori come paventano gli operatori e le forze politiche delle regioni del Sud, in particolare della Puglia, allora occorre rimboccarsi le maniche e pensare ad un’alternativa. Lo ha fatto la Cia che nei giorni scorsi ha organizzato a Fasano il convegno Olivo superintensivo, una alternativa alla olivicoltura tradizionale.

Preparato insieme all’Università di Bari, al Consorzio Salentino Olivicoltori (CSO) e all’Ordine dei Dottori Agronomi della provincia di Brindisi, l’evento ha avuto un grande successo poiché dalle relazioni è stato posto in evidenza come sia possibile oggi impiantare oliveti superintensivi che consentono di dare un notevole reddito agli olivicoltori facendo anche a meno degli aiuti comunitari.

Come hanno spiegato i Professori Angelo Godini e Francesco Bellomo della Facoltà di Agraria dell’Università di Bari, con sesti di impianto molto fitti e utilizzando la vendemmiatrice meccanica - simile a quella per la raccolta meccanica delle uve da vino, è possibile cambiare il volto dell’olivicoltura producendo olio di altissima qualità e riducendo notevolmente i costi. Alcuni impianti sperimentali sono presenti già in Puglia e alcune migliaia di ettari sono stati già impiantati in paesi come gli USA, l’Argentina e la Tunisia.

Il Vice Presidente Vicario della CIA Puglia Donato Petruzzi ha posto in evidenza la validità della sperimentazione e della ricerca nel campo olivicolo e ha sottolineato altresì come esista però una difficoltà oggettiva “in quanto le normative nazionali e comunitarie di fatto bloccano e ingessano lo sviluppo dell’olivicoltura. Peraltro la nuova OCM non ci aiuta molto in questa direzione. Infatti esistono oggi difficoltà burocratiche per impiantare nuovi oliveti da olio e esiste da sempre l’impossibilità di estirpare i vecchi oliveti se non a condizioni molto particolari”.




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