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Il "made in Italy" agroalimentare perde di competitività. Lo sottolinea Confagricoltura analizzando i dati del disavanzo della bilancia agroalimentare relativi all'anno passato che, nell'interscambio, sembra registrare il risultato peggiore degli ultimi dieci anni.
Nel periodo gennaio-novembre 2003 il disavanzo tra import ed export è stato di oltre 4.800 milioni di euro. Il saldo negativo è aumentato, rispetto al 2002, di oltre 836 milioni di euro (circa un quinto del saldo registrato nel 2002). E sono proprio i prodotti di punta del made in Italy (ortofrutta, vino, olio di oliva, pasta) a registrare i peggiori risultati.
Il disavanzo negativo per l'olio di oliva è di - 43,6 milioni di euro.
L'ortofrutta fresca, sull'analogo periodo del 2002, ha visto praticamente dimezzato il saldo attivo di 545 milioni di euro (ora registra un +275 milioni di euro). Anche l'ortofrutta trasformata ha visto diminuire il saldo positivo, perdendo 126 milioni di euro. E il saldo attivo della pasta, è inferiore all'anno passato di 74,8 milioni di euro.
Anche il vino non riesce a tenere le posizioni, con un disavanzo ancora attivo, ma inferiore del 5% rispetto al 2002.
Gli unici segnali confortanti, secondo lanalisi, vengono dai formaggi e dai prosciutti, che registrano un aumento delle esportazioni, rispettivamente del +8 e del + 3%.
"Il vero problema - commenta il presidente di Confagricoltura Augusto Bocchini - è la perdita di competitività dei nostri prodotti. I segnali di arretramento di alcuni capisaldi tradizionalmente di punta del nostro made in Italy sono un pericoloso campanello di allarme, che deve fare riflettere. Occorre trovare il modo di far ripartire la macchina produttiva, assicurando alle imprese un contesto adeguato alla crescente competizione internazionale".

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