Anno 4 n. 76 - 22 Luglio 2004

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Gentile Signora Francisci
Leggo il suo articolo “SOTTO UNA CATTIVA STELLA Stern attacca l’Olio Italiano*” (Oleoteca 75) ed i vari articoli scritti riguardo la pubblicazione di Stern e sono indignata.

Lei probabilmente non segue abbastanza il mondo oleicolo di lingua tedesca, ma ardisco aggiungere anche quello italiano.

“Insomma, in Germania c’è chi sostiene che in molte bottiglie di olio importato dall’Italia e proposto come Extra Vergine, c’è ben altro” mi pare che questo sia un dato di fatto appurato anche in Italia.

”L’attacco di Stern al nostro prodotto più qualificato, più apprezzato e riconosciuto” più sputtanato e più mistificato “ci fa pensare”. Si, Signora Francisci, mi fa pensare ogni volta che provo degli oli “extravergini” italiani che hanno gusti che non hanno niente a che fare con un buon olio extravergine di oliva, di qualsiasi provenienza sia.

“L’architettura e la costruzione dell’articolo del settimanale tedesco non ci convince e siamo del parere che i produttori, gli imbottigliatori e gli importatori chiamati in causa debbano prendere una posizione chiara ed inequivocabile, contestando in maniera documentale i rilievi sollevati contro di loro ed esigere una adeguata riparazione al gravissimo danno arrecato non solo a loro, ma a tutta l’olivicoltura italiana di qualità”

Questa frase mi fa venire il voltastomaco: lei sa benissimo che sia i metodi di analisi ufficiali come pure il formulario ufficiale T20 riconosciuti dall’Unione Europea per il panel test non sono in grado di provare le mistificazioni.


Inoltre:

“I CRITERI ADOTTATI DA STERN Dati a confronto e giudizi dei panel”
“Abbiamo, inoltre, molti dubbi sull’integrità delle prove prodotte in quanto Stern si limita ad indicare dove sono stati acquistati i campioni esaminati, ma non dice, ad esempio, quali fossero le condizioni di conservazione prima dell’acquisto, come e dove siano stati stivati i campioni dopo l’acquisto, come e in che condizioni siano stati trasportati dalla Germania a Firenze.

Stando così le cose e ritenendo che le ditte chiamate in causa abbiano già subito un danno considerevole, non avendo noi gli elementi di verifica delle fonti, per il momento omettiamo di citare sia i nomi delle ditte sia l’appartenenza degli assaggiatori che hanno effettuato i test. Per la cronaca, riferiamo la metodologia seguita da Stern nella sua indagine.”


Cara Signora, se lei ha dei dubbi provi uno di questi oli. Ritengo che, essendo redattrice di Oleoteca capisca qualcosa di olio e sappia distinguere un olio buono da una schifezza.

E se in Italia esiste ancora la legge del tacere, io e molti altri che la pensano come me, sono ben contenti di poter leggere la verità, anche se non viene scritta dal “Periodico di disinformazione per Consumatori e produttori di olio di oliva”!!!

Tina Fischer




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