Anno 4 n. 76 - 22 Luglio 2004

LUPI CONTRO AGNELLI?
Per battere il nemico bisogna conoscerlo!
Di Camilla Francisci

Lupi contro
agnelli
Per battere
il nemico
bisogna
conoscerlo!
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Le prospettive
del Centro
Solinas
L’olivicoltura
è in crescita.
Riammoderniamo
gli impianti
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Nessun prigioniero, siamo in guerra!
Apro così questo articolo dedicato all’incontro a porte chiuse organizzato dai Mastri Oleari e dall’AIFO - Associazione Italiana Frantoiani Oleari sullo stato dell’arte del settore e sulle prospettive future, perché proprio come è stato suggerito durante il dibattito, con tale frase, da noi, in questo momento, sono in atto manovre belliche che preparano l’attacco a sorpresa in grado di annientare le forze del settore meno preparate sul piano del marketing. Ed i segnali non mancano: basta leggere e leggere tra le righe dei vari giornali (notoriamente schierati e non) che si occupano più approfonditamente di politica economica e di agricoltura.

La provocazione di Flavio Zaramella, presidente dei Mastri, di liberalizzare tutti gli olii in commercio, dall’extravergine alle miscele di olii vari, fa in questo senso capo ad una riflessione ben più ampia, a lungo discussa – anche con toni accesi e passionali – durante l’incontro. Ci sono paesi concorrenti delle aree extra mediterranee, (Cile, Australia) che sono ormai in grado di fare un ottimo prodotto. La Spagna, nell’arco di una decina d’anni, è riuscita a realizzare un piano di marketing perfetto proponendo un prodotto di qualità standardizzato che sta raccogliendo consensi ovunque e che soddisfa il target medio dei consumatori: per il mercato questo rappresenta un sicuro prodotto di successo.

“Un onesto olio di oliva rettificato, dichiarato tale in etichetta, è a mio avviso migliore e preferibile di un extravergine falso, fatto con schifezze di altri olii”. Per Zaramella, mettere il giusto (vero) nome ad ogni olio in commercio sarebbe la soluzione per venir fuori dal vespaio dell’etichettatura. E nulla ciò toglierebbe al Made in Italy, anzi!

Se compro un vestito di Armani è perché scelgo il suo stile, il suo gusto: mi aspetto che sia disegnato da lui, non mi creo problemi se le stoffe che compra per realizzarlo vengono dall’oriente. Ben altra cosa è se scelgo un olio e voglio che sia italiano: mi sento presa in giro scoprendo che quel determinato 100% italiano è in realtà composto da olii siriani, cileni, spagnoli e italiani. Anzi, nel mio supermercato, vorrei poter selezionare anche un “puro” olio straniero e scoprire magari che mi piace più del nostrano. Se invece sono un’incurabile campanilista, allora pur di non tradire la mia bandiera mi accontenterei di un olio di sansa. Tutto sta a saperlo e nessuno credo possa obiettare al fatto che una scelta consapevole viene solo dalla corretta informazione.

Non dimentichiamo, infatti, che in Italia la qualità oliandola c’è, è un nostro patrimonio ed è il nostro futuro; ma rischiamo di perderla. E per Zaramella negli ultimi anni, con le multinazionali che hanno giocato al livellamento verso il basso della qualità, si sono perse troppe occasioni di cui paghiamo lo scotto ora.

Ciò che si sta delineando, soprattutto con l’avvento della nuova PAC, è l’assoluta necessità per l’olivicoltore di cambiar d’abito. Non è più sufficiente saper fare bene il produttore ed il frantoiano: ora è necessario coniugare la qualità di questi due ruoli con la quantità ed il ricavo perseguiti dall’imprenditore attraverso l’uso strategico degli strumenti di marketing.




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