Anno 4 n. 71 - 13 Maggio 2004

IN BREVE

Unasco: bene il 10% alle associazioni. Ora servono i testi attuativi

Tempi stretti per la pubblicazione dei testi giuridici sull’OCM Olio. Per Elia Fiorillo, presidente dell'Unasco, il termine da rispettare non deve andare oltre il prossimo Luglio. “Entro tale data è necessario che siano definiti i testi giuridici dei regolamenti attuativi della riforma. Infatti i prossimi mesi saranno decisivi per dare alla stessa riforma riforma, approvata a Lussemburgo, un'anima, ma anche una direttrice per lo sviluppo dell'intero comparto e della filiera. L'Italia deve decidere che ruolo giocare in questa partita, sapendo che le risorse a disposizione non sono infinite”. Per Fiorillo, inoltre, l’opzione del 10% da destinare ai programmi di qualità premia il comportamento virtuoso delle associazioni “che comunque dovranno sicuramente rinnovarsi per far fronte al nuovo mutato quadro normativo”.



Più promozione per l’agricoltura biologica pugliese

Nonostante le grandi potenzialità regionali, la Puglia non riesce a far decollare il settore del biologico a causa della scarsa attenzione delle istituzioni. Ne è convinto il presidente della Cia Puglia, Antonio Barile, il quale dichiara che “oggi, purtroppo, la Regione Puglia non ha in atto alcuna politica di sostegno all’agricoltura biologica, nonostante l’agricoltura biologica in Puglia sia una grande realtà economica”. La Puglia, confermano i dati Cia, è infatti la terza regione italiana per numero di produttori biologici. Sono 5.391 le aziende agricole biologiche che coltivano ben 109 mila ettari pari all’8,7 % della superficie agricola utilizzata pugliese. La superficie agricola biologica rispetto alla superficie agricola totale regionale è del 20.1% per i frutteti, dell’8.6% per l’olivo, del 7,3 per i cereali, del 6,7% per le colture industriali, del 4,7% per gli ortaggi e del 2,9 per la vite. Sono 46 le aziende zootecniche biologiche.



Dalla Carne all’olio?

Confagricoltura commenta con toni preoccupati la relazione della Commissione UE che intende sostituire il marchio "Made in Italy" con la generica dizione “origine UE”. In particolare ci si riferisce all’ identificazione della carne bovina per la quale dal 2000 - spiega la Confagricoltura - è stato introdotto l’obbligo di fornire una serie di documentate informazioni al consumatore attraverso un sistema innovativo di etichettatura, obbligatoria e facoltativa, e di tracciabilità della carne. “In tal modo – si sottolinea - il consumatore non potrà più riconoscere ed avere indicazioni precise sulla provenienza della carne che acquista”.



In vigore la legge di orientamento

Il 7 Maggio è entrato in vigore il decreto legislativo n. 99/04, meglio conosciuto come legge d’orientamento. Per Confagricoltura si tratta di “un provvedimento di svolta per l’agricoltura italiana che grazie alle nuove norme per le società ed i più avanzati criteri per il riconoscimento della qualifica di imprenditore agricolo professionale, apre effettive prospettive per la modernizzazione delle figure operanti nell’agricoltura italiana”.



Lotta al sommerso: stipulato avviso con Ministero del Lavoro

Il Ministero del Lavoro, insieme con le parti sociali del mondo agricolo (Coldiretti e Confagricoltura), Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil e Confederdia, ha sottoscritto un importante documento d’intenti per favorire l’emersione del lavoro irregolare in agricoltura. E’ stata quindi riconosciuta l’esigenza di rivedere alcuni meccanismi, quale quello relativo ai criteri di erogazione dell’indennità di disoccupazione, e di introdurre una serie di agevolazioni per le imprese. E’ stata prevista l’introduzione di vantaggi economici per le imprese che dichiarano un maggior numero di giornate lavorative rispetto all’anno precedente e, sui contributi Inail, per le imprese che operano in regime di sicurezza nonchè incentivi per le imprese che hanno un forte carico di manodopera e per quelle che operano in territori del centro nord.



Sviluppo Agroalimentare, nuova società per il Made in Italy

Dopo BuonaItalia, dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali l’annuncio di una nuova società per la promozione del Made in Italy agroalimentare. Ne ha dato notizia lo stesso Ministro Gianni Alemanno. La società si chiamerà Sviluppo Agroalimentare e nascerà dalla partecipazione congiunta dell’Ismea e di Sviluppo Italia.



Cartolarizzazione: è arrivato il decreto

I ministri dell'Economia Giulio Tremonti e del Lavoro Roberto Maroni hanno apposto la firma per l’attuazione del decreto interministeriale relativo all'articolo 4, commi da 21 a 24 della legge finanziaria per il 2004, in materia di rateizzazione e di riduzione delle sanzioni civili per i crediti Inps nel settore agricolo. Tra i punti importanti, la rateizzazione agevolata dei pagamenti in cinque anni; la disposizione sulle sanzioni dovute per il mancato pagamento da parte delle aziende interessate da calamità naturali, emergenze sanitarie o emergenze fitosanitarie, che dovranno essere pari solo agli interessi legali; inoltre, nei casi in cui i danni riportati siano superiori al 35% o la calamità si sia protratta per più di due anni consecutivi, è prevista una rateizzazione ventennale a rate trimestrali.



Icea, ancora leader nel biologico

Pur con un fisiologico calo di bioaziende certificate, Icea si conferma il maggior ente di controllo del biologico italiano. Fra i 13 enti di certificazione operanti in Italia, risulta infatti quello che controlla il maggior numero di aziende bio: circa un quinto del totale. A livello nazionale l’Istituto di Certificazione Etica e Ambientale controlla cioè 294mila ettari e 11.164 operatori biologici, di cui 2.051 aziende di trasformazione e commercializzazione. Ad oggi le attività di controllo hanno portato a 585 di cancellazioni aziendali e circa 300 sospensioni o revoche di lotti di prodotto (5.641 sanzioni in tutto, comprese anche quelle di semplice natura amministrativa). Lo ha reso noto la stessa Icea, in occasione dell’approvazione del bilancio 2003, chiusosi con un sostanziale pareggio. Rispetto all’anno precedente si è anche registrata una diminuzione delle aziende bio: il 13 per cento in meno. “In realtà - spiega Nino Paparella, presidente Icea - è una scrematura che porta benefici. Infatti restano solo i produttori convinti della scelta fatta, pronti a cogliere le opportunità di mercato”. La flessione, giudicata fisiologica, sarebbe legata principalmente allo scadere dei premi quinquennali comunitari che ha comportato l’uscita dal sistema di piccole aziende convertitesi al biologico solo per godere dei contributi, ed ai nuovi Piani di Sviluppo Rurale (Psr) regionali che hanno adottato misure più restrittive.




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