Anno 4 n. 73 - 10 Giugno 2004

L’ORIGINE SI FA STRADA ANCHE NEGLI USA
Nuovo protocollo d’intenti tra Coldiretti e National Farmers Union

Se non ci pensano i governi, si danno da fare le parti sociali. Ci riferiamo alla notizia dell’accordo tra la nostra Coldiretti e la sua corrispettiva statunitense NFU, la National Farmers Union (Unione Nazionale degli Agricoltori) per un’azione congiunta affinchè sia sancita a livello internazionale la norma per l’indicazione, in etichetta, dell’origine dei prodotti agroalimentari. “Alla vigilia dell’arrivo del presidente degli Stati Uniti George W. Bush, si legge nel comunicato congiunto, è stato raggiunto, tra gli Stati Uniti e l’Italia, un accordo storico per l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine degli alimenti che consente ai consumatori di tutto il mondo di conoscere la provenienza dei cibi che acquistano sul mercato”.

Si tratta sicuramente di un risultato importante, anche per il solo fatto che coinvolge una rappresentativa degli Stati Uniti dove, come abbiamo potuto verificare nell’articolo American bug. Se l’olio esportato non è vero italiano è anche colpa delle norme USA del n.71 di OLEOTECA, nessuna legge prevede informazioni specifiche sull’origine a vantaggio del consumatore. E dove l’unico disegno di legge, il cosiddetto COOL – Country Of Origin Labeling, viene vieppiù rimandato ed intralciato a livello legislativo.

Ma da questo a cantare vittoria, c’è una gran differenza. L’accordo è stato raggiunto a Washington durante il XXXVI Congresso mondiale degli agricoltori organizzato dalla Federazione Internazionale dei Produttori Agricoli (FIPA). Paolo Bedoni della Coldiretti e Dave Frederickson della NFU hanno sancito un accordo di intenti politici, teso a esercitare pressione presso i propri governi ed ai tavoli di trattativa internazionali affinchè venga finalmente accolta l’obbligatorietà dell’indicazione dell’origine in etichetta. Il cammino non sarà affatto facile ma, intanto, la Coldiretti si è fatta un’alleato importante. Bisognerà vedere ora se anche le altre organizzazioni (provenienti da circa 70 Stati) che hanno partecipato all’incontro seguiranno la stessa strategia.

Bedoni ribadisce comunque che per la prima volta dopo anni di guerre commerciali in campo alimentare, si realizza una svolta nelle relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea che potrebbe favorire il raggiungimento dell’accordo generale sul commercio nell’ambito del Wto dopo il fallimento del vertice di Cancun.

D’altronde i consumatori sembrano volere le stesse cose, che siano cittadini europei o statunitensi: informazioni relative al Paese di origine o provenienza per l’82% degli americani; l’obbligo della provenienza della componente agricola impiegata in tutti gli alimenti per ill 78% degli italiani.




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