Anno 4 n. 74 - 24 Giugno 2004

RITORNARE AI MERCATI CHIUSI?
Le strategie ci sono ma non vengono applicate

Wild wild
west
Nuova Zeland
all’attacco per
smascherare
le frodi
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Ritornare ai
mercati chiusi
Le strategie
ci sono ma
non vengono
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Proseguiamo virtualmente il discorso di questo Speciale e immaginiamo quale potrebbe essere la risposta italiana agli scandali esteri del falso olio d’oliva Made in Italy. Non ci sarà difficile dimostrare che tutta la rappresentanza produttiva si schiera contro queste male-pratiche, conosciute, mal sopportate ma evidentemente difficili da sradicare: praticamente in ogni numero passato di Oleoteca i protagonisti hanno ribadito la necessità di regole ferree e di condanne esemplari.

Solo pochi giorni fa, Nicola Ruggiero, presidente dell’Unaprol, ha definito l’Italia “la vetrina dei gioielli delle produzioni agroalimentari mondiali”, un patrimonio da tutelare salvaguardando e rafforzando non solo i sistemi produttivi ma soprattutto il rapporto di lealtà con i consumatori di tutto il mondo. Naturalmente Ruggiero dice che la qualità non può certo essere solo italiana, perciò per difendere il Made in Italy “bisogna evitare che, sotto questo ombrello, continuino a coesistere e proliferare realtà che con il Made in Italy nulla hanno a che fare”.

Elia Fiorillo, presidente dell’Unasco, è molto chiaro nelle sue dichiarazioni. Quello di cui parlano il New York Times, la NZPA neozelandese o la radio australiana ABC, è una realtà “che le organizzazioni dei produttori da tempo denunciano. Viene confezionato olio non italiano mettendo un’etichetta di una nostra contrada. Poi vai a vedere dentro la bottiglia e l’olio non è italiano. Se gli industriali hanno la necessità di mettere l’immagine del nostro paese sulle
bottiglie vuol dire che vende. Ma non si devono lamentare se poi il New York Times fà l’indagine e risulta che la lingua parlata dalla bottiglia d’olio non è l’italiano”.

Coldiretti, con la sua raccolta di firme per un’iniziativa di legge popolare sull’etichettatura, ci ha ricordato che non occorre attendere le mosse dei politici per proporre un testo normativo. Occorrono almeno 50mila firme. Se è vero che in Italia ci sono circa 1 milione di olivicoltori non dovrebbe essere difficile realizzare una concreta proposta.





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