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Non è bastato il tempo di un numero di Oleoteca che il tam tam delle notizie dallAustralia sul caso dellolio lampante importato dalla UE come Olio di Oliva (N.73 - LAUSTRALIA CI ACCUSA. Il caso dellolio lampante marocchino trasformato in olio di oliva italiano) è rimbalzato prima in Nuova Zelanda e poi di nuovo da noi in Europa.
In realtà sulla stampa italiana non cè traccia di quello che vi stiamo per raccontare; sarà il settore così di nicchia, sarà la tendenza a nascondere gli scheletri nellarmadio, sarà la paura di danneggiare il buon nome del Made in Italy
sarà, sarà, sarà.
La notizia è della NZPA - New Zeland Press Association, agenzia della stampa associata nazionale, ed il cappello, subito dopo il titolo, recita così: Gli olivicoltori mettono in guardia i consumatori dopo la scoperta dellolio di oliva europeo contraffatto regolarmente venduto nei supermercati australiani: comprare olio della Nuova Zelanda è lunico modo per garantirsi la purezza del prodotto.
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Secondo le informazioni della NZPA, dalle analisi sui campioni effettuate dal Dipartimento dellAgricoltura australiano del New South Wales sono state trovate miscele di olio di sansa ed olio di canola. Il primo lo conosciamo bene ed è quel prodotto estratto chimicamente dagli scarti della molitura delle olive! Lolio di Canola, contrattura di Canada Oil, è lolio di una rapa della famiglia della senape! Un intruglio ben schifoso
non cè che dire.
A rafforzare le accuse sono arrivati anche i risultati similari di controlli canadesi sullo stesso tipo di prodotto.
Gli olivicoltori neozelandesi, nostri colleghi agli antipodi del mondo, fidandosi solo del loro olio stanno organizzandosi per creare un marchio di garanzia nazionale ed hanno annunciato di voler procedere a campionature di controllo anche sulle loro importazioni: piuttosto che abbassare i prezzi per raggiungere la concorrenza, intendono battersi sul campo della qualità e della trasparenza.
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